SANREMO 1984:
DA REFERENDUM A GIURIA UFFICIALE

Tocca alla giuria popolare
Febbraio 1984. Di nuovo Festival. Di nuovo Sanremo-Totip. Al teatro Ariston i tempi erano maturi per tornare a profumare di fiori e riempire l’atmosfera a suon di voci e melodie. Sanremo era festa. Era italianità. E dal 1984 era anche coinvolgimento. Sulla scia dell’entusiasmo e soprattutto del successo dell’edizione precedente, l’organizzazione della kermesse canora decise di riproporre, questa volta in tutta la sua ufficialità, il voto popolare.

«L’idea di affidare ad un suffragio universale la scelta della canzone vincitrice è troppo suggestiva per non appassionare tutti gli interessati: Gianni Ravera, la RAI, l’UNIRE, le case discografiche e i cantanti» si legge in una nota ufficiale di Sisal. Detto fatto. La macchina organizzativa si rimise in moto, affinando la tecnica, potenziando il sistema e lasciando l’ultima parola agli italiani: con il loro voto abbinato alla schedina Totip avrebbero decretato la classifica finale del Festival.

 

Big e Nuove Proposte
A Sanremo non sono mai state “solo canzonette”, a differenza di quanto cantava in quegli stessi anni ’80 Edoardo Bennato. Il Festival nel corso degli anni si è dimostrato un contesto in cui l’amore e la leggerezza della vita potevano convivere con temi legati a politica, società e ribellione generazionale. Gli artisti scendevano in campo, o per meglio dire sul palco, forti dei loro brani e in molti casi anche della loro esperienza.

Anche per questo furono in molti, l’anno precedente, a non accogliere con grande entusiasmo la vittoria di Tiziana Rivale, giovane cantante al debutto. «Già non è facile accettare una gara, figuriamoci l’idea di essere superato da uno sconosciuto»[1] scrissero qualche anno più tardi Federico Gennaccari e Massimo Maffei, autori del libro “Sanremo è Sanremo” che racconta i retroscena dei Festival dal 1951 al 2007. Un sentimento di frustrazione tempestivamente percepito anche dagli addetti ai lavori che, per il 1984, decisero di creare due distinte competizioni, le stesse che ancora oggi animano la kermesse canora.

Nacquero così i Big e le Nuove Proposte: da una parte artisti di comprovata esperienza già noti al grande pubblico, dall’altra talenti alle prime armi, per cui Sanremo rappresenta ancora oggi il trampolino di lancio. Un esordio accompagnato da quello della giuria popolare che finalmente si presentava nella veste ufficiale.

 

Sanremo è Sanremo!
2 febbraio 1984. L’Ariston apriva il sipario per il Festival. A fare gli onori di casa fu Pippo Baudo, il grande mattatore della tv italiana che aveva già guidato la kermesse nel 1968. Al suo fianco ben sei donne, il doppio rispetto all’anno precedente: le attrici Edy Angelillo, Elisabetta Gardini, Tiziana Pini, Iris Peynado e le piccole Isabella Rocchietta e Viola Simoncioni.

A inaugurare la competizione canora, nella prima serata, furono le venti canzoni dei Big in gara. Dal 1983 tornavano sul palco Toto Cutugno, Pupo, Fiordaliso e Christian. Grande ritorno, dopo qualche anno di assenza dal Festival, per Iva Zanicchi, Anna Oxa, Drupi, Fiorella Mannoia, Patty Pravo, Enrico Ruggeri, Bobby Solo e la celebre coppia – nella musica e nella vita – formata da Al Bano e Romina Power. A questi nomi si aggiunsero, tra gli altri, anche gli Stadio, al loro primo Festival sanremese.

 

La sera successiva venne il turno delle Nuove Proposte. Sedici in tutto le voci in gara, sebbene la finale si disputasse solo tra otto di loro. Tra i partecipanti sono da annoverare Marco Armani, Giorgia Fiorio, Flavia Fortunato e un giovane Eros Ramazzotti, poco più che ventenne, nell’atto di compiere i primi passi della sua fortunata carriera.

Sabato sera il gran finale, con la proclamazione del vincitore tra i Big e la segnalazione della miglior giovane voce. L’attesa del giudizio finale, quell’anno più che mai, si dimostrò un mix tra ansia, entusiasmo e una ragionevole dose di paura nel vedere cancellati i propri sogni di gloria. A differenza degli altri anni, il Festival del 1984 rappresentava infatti la linea di confine, il passaggio dal voto di nicchia al voto del popolo, lo stesso popolo che avrebbe deciso, dal giorno seguente, se comprare o meno il disco del suo cantante preferito. Proclamazione oppure oblio? Non restava che attendere il verdetto.

 

Una cartolina per Sanremo
Il pubblico – in sala e da casa – era chiamato a esprimere la preferenza tra i venti “Grandi” cantanti in gara decretando così il vincitore ufficiale del Festival. Vista la portata dell’operazione, Sisal decise di intervenire in maniera massiccia dal punto di vista organizzativo. La direzione tecnica aziendale preparò una dettagliata circolare, la n. 4081, datata 28 dicembre 1983 e rivolta ai Capizona. In tutto otto punti che descrivevano nel particolare modalità e termini di gioco. Si partiva dalla struttura tecnica:

«Per la votazione sarà realizzata una speciale cartolina con la quale il giocatore TOTIP, partecipando al concorso, potrà separatamente effettuare la votazione»[2].

La cartolina, che riportava cantanti e titoli delle canzoni partecipanti al Festival, poteva valere da due a otto voti a seconda della giocata, ma attenzione: ogni scheda doveva riportare un solo segno “X” sulla casella della canzone prescelta, pena la nullità del voto. La compilazione della cartolina affiliata al concorso Totip n.6 del 5 febbraio doveva inoltre essere completata con nome, cognome e indirizzo del giocatore, «al fine di concorrere in maniera inequivocabile alle previste assegnazioni a sorteggio dei premi»[3].

Si trattava di sei automobili nuove di zecca destinate ai giocatori più fortunati.

Il voto poteva essere espresso con tempistiche diverse a seconda dell’appartenenza territoriale: fino alle 13 di venerdì 2 febbraio in tutti i comuni, fino alle 13 di sabato 3 febbraio nei capoluoghi di provincia con sede di fiduciariato e nei comuni con sede di zona, mentre qualche ora in più veniva concessa a chi aveva la possibilità di giocare nelle più importanti ricevitorie delle città sedi di zona.

Una volta compilata, la cartolina passava nelle mani del ricevitore, vera colonna portante del sistema.

 

Momenti di vita nella ricevitoria Pipitone

 

Operazione Sanremo-Totip
Preciso, puntuale e affidabile. E’ l’identikit del ricevitore Sisal che, quell’anno più che mai, avrebbe dovuto affinare le sue qualità per fare del suo contributo un perfetto tassello del complesso ingranaggio. Perché di questo si trattava. Una piccola sbavatura avrebbe potuto ostacolare la buona riuscita dell’intera organizzazione. Ma non era certo il caso di Sisal, forte di anni di esperienza con Totocalcio prima e con Totip poi.

Le operazioni in ricevitoria iniziavano già a chiusura del concorso precedente, quando al ricevitore spettava il compito di eliminare i blocchetti dei bollini, scucire e ricucire le nuove mazzette e applicarle accuratamente sul piano di lavoro. Alla giocata, la scheda Totip veniva convalidata come sempre con il bollino, mentre sulla cartolina-voto veniva applicato il troncone del bollino corrispondente –ossia la parte del bollino che rimaneva attaccata al blocchetto- il quale variava a seconda del numero di voti da assegnare. Inoltre doveva essere rigorosamente integro e senza rotture: «Un maldestro strappo del troncone può distruggere una o due unità di sinistra del numero e rendere difficoltoso od impossibile risalire al numero completo»[4]. Un errore che sarebbe costato l’esclusione dal concorso.

Le cartoline giocate venivano suddivise in base al numero di voti per poi passare alla raccolta, controllo e catalogazione da parte dei fiduciariati della zona competente. Quello dei ricevitori era un lavoro intenso che richiedeva ore d’impegno a esercizi commerciali la cui quotidianità era fatta soprattutto di attività da bar. Le ricevitorie erano infatti il luogo di ritrovo per eccellenza nei centri piccoli e grandi, facendo dei ricevitori punti di riferimento e compagni di chiacchiere per i loro compaesani. Il carico di lavoro previsto dal concorso Sanremo-Totip, sebbene durasse solo qualche giornata, era comunque un elemento in più da considerare nella loro routine. Una responsabilità riconosciuta dalla Direzione Sisal che, al termine dell’evento, inviò una lettera di ringraziamento: «Gran parte del merito di quanto avvenuto va giustamente riconosciuto a tutti Voi Ricevitori, che venerdì e sabato scorsi siete stati in “prima linea” e avete fronteggiato con grande abnegazione un impegno nuovo straordinario, assolvendolo con la professionalità e la bravura di sempre» scriveva il 9 febbraio 1983 la Direzione Generale di Sisal.

La fase successiva era dedicata allo scrutinio. L’organizzazione era perfettamente rodata. La programmazione, ancora una volta, definita al dettaglio: «Si tratterà di smistare i due gruppi (con bollini doppi e con bollini ottupli ndr) per ordine di cantante ed a tal riguardo consigliamo di far lavorare su ogni tavolo due operatori: uno per lo smistamento dei doppi ed uno per gli ottupli»[5]. Definiti con precisione anche i tempi per lo scrutinio: «Da alcune prove è risultato che per lo smistamento di 1.500 schede occorre un massimo di un’ora, mentre per la conta delle cartoline e relativo conteggio dei voti si può andare ad un minimo di 3.000 cartoline ora». Una volta contate, le cartoline andavano confezionate in pacchi da 500 o 1.000 e poi pesate con una bilancia di precisione per un ulteriore controllo. La somma di questi risultati da Nord a Sud della Penisola avrebbe definito la classifica finale del 34° Festival di Sanremo per la categoria Big.

Tutt’altro percorso per l’assegnazione della classifica Nuove Proposte, affidata a un’indagine demoscopica, sotto l’egida del Totip, svolta tra cinquecento giovani designati a esprimere la loro preferenza.

 

“Il vincitore di Sanremo 84? Lo decidi tu”
A questo punto ricevitori, fiduciari e scrutinatori avevano fatto la loro parte. Tutto era pronto per stabilire la graduatoria finale di Sanremo ’84, annunciata in diretta televisiva attorno alle 23 di sabato 4 febbraio. La storia lo ha già scritto più di trent’anni fa: ad aggiudicarsi il gradino più alto del podio furono Al Bano e Romina Power che, cantando “Ci sarà”, raccolsero 2.147.816 preferenze, l’equivalente di circa 630 milioni di Lire. Secondo posto con 1.062.506 voti per Toto Cutugno, il preferito Vox Populi l’anno precedente. Terzo piazzamento per Christian con 490.488 voti.

Verdetto inappellabile e insindacabile. Vinceva la musica, ma vinceva anche il popolo. Una votazione destinata a passare alla storia come il primo vero trionfo del “nazional-popolare”, cioè di quel gusto basato su «accordi facili su testi semplici con ritornelli che entrano in testa già al primo ascolto»[6]  e che oggi più che mai costituisce, nel bene e nel male, la base della tradizione musicale italiana.

Con Il Festival Sanremo-Totip ‘84 venne codificato ufficialmente un gusto musicale destinato a incidere sul successo dei cantanti in gara e di conseguenza sul mercato discografico. Vista la portata di una simile operazione, l’intervento di Sisal fu anche e soprattutto sul fronte pubblicitario, intensificando la campagna di lancio dell’evento. Slogan scelto fu: “Il vincitore di Sanremo 84? Lo decidi tu, gioca Totip”. Testimonial della campagna che capeggiava su tutti gli annunci pubblicati nella stampa quotidiana e periodica di quel periodo fu, ancora una volta, Fra’ Simone.

Per l’occasione, il concorso vide in palio ben dieci Arna Alfa Romeo: sei di queste raggiunsero i giocatori (a Senigallia, Centallo, Pescara, Piacenza, Rocca Strada e Bassano del Grappa), tre furono destinate ai ricevitori e una riservata al vincitore della gara. Ma non era finita qui. La partnership, estesa anche a Tv Sorrisi e Canzoni, dava una possibilità in più di vittoria ai giocatori che avevano indicato in ordine corretto il primo, secondo e terzo classificato sulla speciale schedina pubblicata dal settimanale. In palio una parure in oro e diamanti di Damiani, una pelliccia di Annabella, un orologio in argento e un walkman Toshiba. E se ancora non era abbastanza, ai più creativi venne addirittura riservato un concorso tutto per loro.

 

 “L’era Totip”
Il bilancio del 34° Festival di Sanremo si racconta con i numeri e le storie. Oltre due milioni di votanti per 6.655.076 voti convalidati. 3.513.000 schede spedite ai ricevitori di tutta Italia. Un montepremi Totip da record con un miliardo e 312 milioni. E poi c’è il disorientamento giovanile a capo della “Terra promessa” che ha fatto vincere a Eros Ramazzotti il primo premio come miglior nuova proposta. Tra i Big il trionfo dell’amore per antonomasia, quello della coppia formata da Al Bano e Romina Power. Pippo Baudo che accoglieva sul palco una delegazione di sei metalmeccanici dell’Italsider di Genova, in protesta a Sanremo per difendere i loro posti di lavoro. Fuoriclasse del calibro dei Queen, Culture Club, Paul Young e David Knopfler che salirono sul palco per esibirsi come ospiti.

Quello del 1984 è stato il Festival dei professionisti, sebbene venga ricordato più per essere stato il Festival del playback. Quello totale. Ma nonostante tutto sembra giusto ricordarlo anche e soprattutto, così come lo definì Tv Sorrisi e Canzoni, come «il primo Festival dell’era Totip».

 

Sandra Colbacchin, giornalista

 

[1] Tratto da Sanremo è Sanremo, Editore Curcio Musica, Federico Gennaccari e Massimo Maffei, pagina 157

[2] Tratto dalla circolare n. 4081 della Direzione tecnica Sisal Sport Italia, custodita nell’Archivio storico Meic di Peschiera Borromeo.

[3] Come sopra.

[4] Come sopra.

[5] Tratto dalla circolare n. 4081 della Direzione tecnica Sisal Sport Italia, custodita nell’Archivio storico Meic di Peschiera Borromeo.

[6] Federico Gennaccari e Massimo Maffei, Sanremo è Sanremo Curcio Musica, 2008, pagina 157.